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Axiom 3 e non solo, perché sono sempre più importanti le ricerche nell’orbita terrestre bassa

Conversazione con Barbara Negri, responsabile del Volo Umano e Sperimentazione Scientifica dell’Asi, a partire dal rientro sulla terra della missione spaziale Axiom 3, pietra miliare per le ricerche europee nell’orbita terrestre bassa

Con lo splashdown al largo di Daytona Beach è terminata la fase spaziale della missione Axiom 3, dopo quasi due giorni dallo sgancio dalla Stazione Spaziale Internazionale. Gli astronauti — il comandante Michael López-Alegría, gli specialisti di missione Alper Gezeravcı e Marcus Wandt e Walter Villadei, pilota — protetti nella capsula SpaceX Dragon Freedom hanno attraversato per 12 minuti gli spessori infernali dell’atmosfera a 28.000 km/h superando i 2.000 gradi di temperatura superficiale per poi posarsi sull’Atlantico e essere recuperati dalla Shannon, la nave della Falcon Landing LLC, una società collegata a SpaceX che possiede anche il jet privato di Elon Musk, dotata di tutti i sistemi di recupero: impianti di sollevamento, strutture per cure mediche, una piattaforma porta-elicotteri.

«Il ritorno con successo dei nostri astronauti dell’Ax-3 significa molto più del semplice completamento di una missione di volo spaziale umano» ha dichiarato all’ammaraggio Michael Suffredini, ceo di Axiom Space. E ha aggiunto: «La missione segna un momento cruciale nell’esplorazione spaziale commerciale e una pietra miliare significativa per le ricerche europee nell’orbita terrestre bassa».

A questo punto, sono iniziate le complesse fasi terrestri per analizzare i dati, controllare i parametri fisici e mentali degli astronauti e testare tutta un serie di misure necessarie per portare avanti le ricerche che partono da una base teorica ma che devono essere verificate puntualmente a sperimentazioni sul campo per poter certificare una validità scientifica.

Abbiamo chiesto alla Barbara Negri qualche dinamica di queste ricerche. La scienziata Barbara Negri, dirigente Tecnologo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), dal 2018 è responsabile della Delegazione Italiana in Esa Science Programme Committee e focal point per la collaborazione con la Nasa nelle missioni scientifiche di Esplorazione del Sistema Solare e di Astrofisica. In Asi dal 2021 è responsabile del Volo Umano e Sperimentazione Scientifica.

Dottoressa Negri, che valore dà a queste missioni?

Lo spazio è un laboratorio molto utile per la ricerca; si può sicuramente affermare che lo spazio può essere considerato un acceleratore di processi che sulla terra hanno un iter molto più lungo. Pertanto, alcuni esperimenti che si svolgono sulla Stazione Spaziale Internazionale permettono di verificare in modo molto più rapido i risultati che si attendono.

Dunque è questa la space economy?

Non esattamente. L’economia dello spazio è molto diversa da come generalmente si afferma. Quando noi progettiamo un qualsiasi strumento o tecnologia necessari a raggiungere un obiettivo, che sia la Stazione, o la Luna o anche Marte o alcuni asteroidi, abbiamo bisogno di spingerci al massimo sulla frontiera della scienza e della tecnica. È un ampliamento importante della conoscenza che poi può avere delle forti ricadute sulla Terra e i suoi abitanti. Solo che spesso passa molto tempo perché gli strumenti ideati possano avere applicazioni pratiche e utilizzabili da tutti o, addirittura, che non venga individuato un percorso per il loro trasferimento tecnologico.

Tuttavia, alcuni degli esperimenti condotti dal colonnello Villadei daranno delle risposte a quesiti molto attuali.

Indubbiamente. E la Stazione Spaziale è un ottimo laboratorio, perché si trova ad appena 380 km di altezza ed orbita all’interno delle fasce di Van Hallen, quindi abbastanza protetta dalle radiazioni cosmiche ed è facilmente raggiungibile per il rifornimento di acqua, cibo e materiali. Ben altra cosa di quello che sarà l’avamposto Gateway che orbiterà attorno alla Luna. La distanza è mille volte maggiore e il nostro pianeta, pur in una visione affascinante, sarà appena una piccola palla celeste che accompagna l’equipaggio. Il solo raggiungimento è particolarmente complesso ma lascio immaginare tutte le altre difficoltà, a partire dalle comunicazioni e dalla logistica, per poi aggiungere le più adeguate protezioni dagli insulti radianti del sole e dei raggi cosmici. Insomma, quando Artemis sarà in esercizio, tutto sarà più complicato. Ed è proprio questo che stiamo studiando.

Torniamo alla missione Axiom 3.

Certamente. È stata una missione importante per l’Italia, per la presenza a bordo del col. Villadei che rimarca la presenza nazionale in un paniere di ricerche di altissimo valore.

Quindi lei conferma l’importanza della missione.

Axiom Space è un operatore commerciale che svolgerà un ruolo strategico sempre più importante per le future missioni umane nello spazio. Trattandosi di spedizioni private, possono essere aperte a tutti i Paesi. In particolare, a quei Paesi che hanno interesse e possibilità di investire nelle frontiere della scienza, quindi Paesi dotati di grandi università, centri di ricerca importanti e scienziati di valore. L’Italia fa parte di questo club e può permettersi di condurre ricerche scientifiche complete e dimostrazioni tecnologiche innovative nell’ambiente irripetibile della microgravità.

E non solo della microgravità.

È così, se facciamo riferimento a un ambiente complesso e ostile paradossalmente simile eppure opposto, che è quello subacqueo. Tra gli astronauti e gli equipaggi dei sottomarini ci sono molte affinità ambientali. La microgravità è uno scenario esclusivo delle missioni spaziali orbitanti attorno alla Terra. Però, la vita in un ambiente chiuso e completamente isolato, con spazi molto ridotti e illuminato solo da lampade artificiali e il trovarsi avvolti da una colonna di acqua o dal vuoto cambia poco. Questo è uno degli studi che stiamo portando avanti per comprendere le risposte psicologiche dei singoli individui, lo stato di stress e le reazioni all’isolamento e a una condivisione forzata. Tutte informazioni che provengono da ambienti diversi ma che alla fine possono e devono essere utili sulla Terra.

Ci sono poi tanti esperimenti.

È vero e conviene che ne siano divulgate le concettualizzazioni. Perché stiamo testando i primi studi sui meccanismi di riproduzione in ambiente di microgravità, per adesso su cellule bovine, mentre tra gli esperimenti che stanno a cuore ai nostri team scientifici vanno ricordati gli studi sull’aggregazione delle proteine beta amiloidi, implicate nelle malattie neurodegenerative come il Morbo di Alzeheimer e le ricerche sullo stress ossidativo causato da microgravità e radiazioni ionizzanti. Si aggiungono, inoltre, gli studi per monitorare la salute degli astronauti, necessari per la valutazione dei rischi dovuti alla permanenza nell’ambiente spaziale al fine di identificare potenziali contromisure personalizzate. Per questo gli astronauti vengono sottoposti prima di partire e dopo al loro ritorno a una serie di indagini cliniche che possano tracciare i principali parametri fisiologici e -eventualmente- individuare percorsi di recupero. Anche questo si fa nello spazio e rappresenta un ritorno importante anche per la salute a terra.

Quali sono i limiti di queste ricerche?

Certamente non sono ricerche facili ed è inutile dire quanto siano costose. Perché a parte tutte quelle spese che possiamo definire fisse, è possibile portare a bordo della Stazione solo un numero limitato di esperimenti e anche il tempo/uomo è limitato perché una parte della giornata degli astronauti è destinata al funzionamento e alle operazioni standard per i numerosi sistemi della Stazione. Però ogni nazione partecipante seleziona ricerche importanti da svolgere e tutte contribuiscono al progresso della scienza umana e quindi al miglioramento della conoscenza universale.

L’Italia tornerà sulla Stazione Spaziale Internazionale?

Innanzitutto, ci sono le missioni che fanno parte degli accordi con Esa e Nasa per la Iss, che si svolgeranno nei prossimi anni. Inoltre, Axiom Space prevede di lanciare la sua quarta missione — Axiom Mission 4 (Ax-4) — sulla Iss non prima di ottobre 2024 dal Kennedy Space Center della Nasa in Florida e ci saranno anche le prossime missioni di SpaceX. L’Italia mediamente invia un suo astronauta ogni due anni. Probabilmente nel 2030 avverrà il passaggio della Stazione così come è organizzata attualmente ad alcune imprese private, come Axiom e Nanoracks, che gestiranno in modo autonomo gli accessi a bordo. Andare sulla Stazione rappresenta una preparazione importante per spedizioni molto più lontane. Quanto alla scienza, è sempre più necessario che i risultati delle ricerche svolte siano divulgati, possibilmente anche tramite il trasferimento tecnologico, in modo che possano essere di stimolo a scienziati e industrie per realizzare oggetti e strumentazioni che possano migliorare la vita sulla Terra.

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