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Caso Ciatti, i penalisti romani: «Noi sempre a difesa della giurisdizione»

L’intervento di Vincenzo Comi, presidente della Camera Penale di Roma, sul caso dell’omicidio del giovane Niccolò Ciatti. «Ennesima strumentalizzazione»

L’intervento del presidente della Camera Penale di Roma, l’avvocato Vincenzo Comi, in merito al caso dell’omicidio del giovane Niccolò Ciatti.

Siamo davanti all’ennesimo caso di strumentale assalto populista alla giurisdizione nel caso dell’omicidio del giovane Niccolò Ciatti, assassinato brutalmente in una discoteca della Costa Brava nel 2017. Dopo la scarcerazione dell’imputato deciso dalla Corte di Assise di Roma, le umane e comprensibili prese di posizione dei familiari – ai quali va sempre la vicinanza e solidarietà – ecco la carica della cavalleria su alcuni organi di stampa e sui social.

Secondo le consuete modalità mediatiche, oramai consolidate nella cultura del senso comune, viene lanciato un violento attacco alla democrazia e alle nostre conquiste sociali. Non è critica, rispetto alla quale siamo i primi a rivendicarne la libertà e l’uso anche duro per censurare, attraverso i mezzi di informazione, ogni decisione giudiziale. Fino a ieri abbiamo difeso la libertà di informazione e di critica delle sentenze perché si tratta di un diritto fondamentale. E anche in questo caso ben vengano le legittime critiche pertinenti e – volendo anche dure – alla decisione e le iniziative dei familiari.

Ma qui non è accettabile l’attacco alla giurisdizione, ai giudici, al metodo, ai valori e alle regole interne e internazionali. Queste valgono per tutti e sono il fondamento del nostro Stato di diritto. Altrimenti torniamo alla barbarie e al medioevo sociale. Il giudice terzo e imparziale che applica la legge senza condizionamenti diversi è una garanzia per tutti. Noi questo giudice lo difenderemo sempre, semplicemente e senza condizioni.

In ultimo, se non ci stupisce il mancato intervento del Procuratore Generale di Torino per invocare il vilipendio dei giudici della Corte di Assise di Roma, resta il fatto che restiamo solo noi penalisti ad avere la sensibilità di difendere nei casi più spinosi l’autonomia della giurisdizione. E sorge spontaneo chiedersi come mai, incredibilmente, non facciano sentire la loro voce gli organi di rappresentanza della magistratura a difesa di loro colleghi accusati ferocemente di … aver applicato la legge.

A meno che anche nei ranghi della magistratura associata non abbia preso piede quella cultura secondo cui per i delinquenti (ovviamente giudicati tali prima del processo dal neonato tribunale del popolo) si possa disapplicare la legge pur di giungere ad una ineluttabile e già scritta sentenza di condanna.

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