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Cosa sappiamo sul richiamo (virtuale) di Tesla?

Richiamo di quasi 1,1 milioni di veicoli statunitensi Tesla a causa di un malfunzionamento del sistema di inversione automatica dei finestrini, che potrebbe causare delle lesioni a conducente e passeggero. Intanto in Cina debutterà la sua principale rivale, firmata Toyota

Che cosa succede a Tesla?

Avevamo lasciato Tesla, il colosso dell’auto elettrica guidato da Elon Musk, alle prese nientemeno che con una class action di utenti indiavolati per le basse prestazioni del pilota automatico: l’intelligenza artificiale alla guida secondo i proprietari non sarebbe poi così intelligente; ma i guai sul fronte tecnico per la Casa non sembrano essersi conclusi: avrebbe infatti effettuato un richiamo, virtuale (vedremo poi nel dettaglio di che si tratta) di quasi 1,1 milioni di veicoli – ovvero una parte importante della produzione del marchio ormai texano -, a causa di un malfunzionamento del sistema di inversione automatica dei finestrini che, secondo quanto riportato da Reuters, potrebbe non reagire correttamente dopo aver rilevato un ostacolo, aumentando così il rischio di lesioni. Insomma, i passeggeri più distratti potrebbero ritrovarsi le dita schiacciate.

I DIFETTI TECNICI DIETRO AL RICHIAMO DELLE TESLA

La National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa), agenzia federale statunitense per la sicurezza stradale, ha  spiegato che un finestrino che si chiude senza un adeguato sistema di stop e retromarcia automatici nel caso incontrino un ostacolo nella loro corsa potrebbe esercitare una forza eccessiva su conducente e passeggeri aumentando così il rischio di lesioni. Da qui la necessità di intervenire repentinamente in quanto, ha motivato l’ente federale USA, i veicoli Tesla oggetto dell’indagine non erano conformi ai requisiti dello standard di sicurezza degli alzacristalli elettrici.

La compagnia americana ha dichiarato di non essere a conoscenza di richieste di interventi in garanzia, segnalazioni, incidenti, lesioni o decessi legati al richiamo, tuttavia ha ammesso che, durante i test effettuati in agosto, i tecnici avevano individuato anomalie sul sistema di inversione automatica dei finestrini e che Tesla stessa avesse già stabilito che le prestazioni del sistema di inversione automatica dei finestrini non fossero conformi ai requisiti previsti dallo standard. L’azienda ha affermato che, a partire dal 13 settembre, i veicoli in produzione e in pre-consegna hanno ricevuto un aggiornamento del software che imposta il funzionamento dei finestrini elettrici e del sistema di inversione automatica così da ottemperare ai requisiti previsti dallo standard.

MODELLI INTERESSATI DAL RICHIAMO TESLA

L’alta tecnologia del veicolo dovrebbe consentire all’azienda di procedere senza richiami “fisici” e passaggi in officina, come avviene di solito in questi casi quando i costruttori scoprono difetti importanti su vetture già in commercio: dovrebbe essere sufficiente rilasciare una patch, come accade con PC, smartphone e software per sanare un bug. Tesla ha infatti comunicato alla Nhtsa, l’agenzia di sicurezza americana, che effettuerà un aggiornamento via Ota (software over-the-air) del sistema di inversione automatica dei finestrini. Il richiamo riguarda unità statunitensi di Model 3 2017-2022, Model Y 2020-2021 e Model S e Model X 2021-2022.

CON LA CRISI, FARE UN PIENO DI ELETTRICITA’ NON E’ COSI’ CONVENIENTE

Ma quello che potrebbe impensierire i proprietari di una Tesla, più che il richiamo in sé (le lettere per avvisare i proprietari saranno inviate dal 15 novembre) sarà il fatto che il marchio ha aumentato il prezzo delle ricariche ai Supercharger, le colonnine proprietarie, dagli inconfondibili colori rossi e bianchi, che assicurano una ricarica veloce e affidabile. Si tratta delle stazioni che hanno le colonnine rosse e bianche: saranno interessate da un aumento delle tariffe che le porterà a 0,66 €/kWh, 16 centesimi in più rispetto a prima. Un rincaro che, denunciano già diversi utenti sui social, non permette di risparmiare nulla rispetto alla benzina.

IN CINA DEBUTTA LA RIVALE ELETTRICA

Intanto, in Cina, paese cruciale nella strategia di Tesla, sbarcherà pure la berlina elettrica Toyota bZ3 (se ricorderete, alcune settimane fa anche la casa nipponica ha dichiarato di dover richiamare 2.700 dei suoi primi veicoli elettrici bZ4X, in quel caso perché c’è il rischio che le ruote si stacchino), diretto competitor della Tesla Model 3. Dovrebbe utilizzare le batterie Blade sviluppate da BYD: non dimentichiamo che Toyota, in passato, aveva creato una joint venture con l’azienda cinese per la ricerca e lo sviluppo di batterie per le auto elettriche da lanciare sul mercato cinese.

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