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Costa: «Le archiviazioni disciplinari delle toghe non possono rimanere segrete»

«Ogni anno il Procuratore generale della Cassazione riceve quasi 2000 segnalazioni disciplinari: ne archivia oltre il 90%. Solo per il 5% dei casi promuove l’azione disciplinare; le condanne sono appena l’ 1,4% delle denunce. Praticamente impossibile avere copia dei provvedimenti di archiviazione». Il responsabile giustizia di Azione, l’onorevole Enrico Costa, torna alla carica sul tema del disciplinare nei confronti dei magistrati. Qualche mese era stato costretto a ritirare un ordine del giorno nell’ambito della discussione sulla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario perché non sarebbe stato accolto dal ministero della Giustizia.

Esso avrebbe impegnato il Governo «ad adottare le opportune iniziative di carattere normativo volte a prevedere specificatamente che i provvedimenti relativi alle archiviazioni disciplinari da parte del Procuratore generale presso la Cassazione possano essere sempre richiesti ed ottenuti da chiunque ne abbia interesse». Per il vice-segretario di Azione «non è giusto che solo il ministro della Giustizia possa vedere quegli atti e gli altri no, in primis chi fa ricorso. La macchina della giustizia dovrebbe essere trasparente agli occhi dei cittadini». Eppure, come ha spiegato proprio il Procuratore generale uscente Giovanni Salvi al Corsera ieri in una intervista, «le motivazioni non possono essere rese pubbliche per legge, come riconosciuto, ben prima che io assumessi la guida dell’ufficio, dal Tar e dal Consiglio di Stato».

Secondo il Tar «gli atti del procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari non sono atti amministrativi», bensì «giurisdizionali», per accedere ai quali è necessario procedere in sede civile contro i magistrati. Per Costa, allora, «il sistema va cambiato. Sul tema ci sono due ordini di problemi.

Il primo: tutto è concentrato nelle mani del Pg, che decide tutto. Non come nel processo ordinario, dove il pubblico ministero chiede l’archiviazione e il gip accoglie o respinge. Per questo avevo anche presentato un emendamento, poi non passato per accordi di maggioranza, affinché fosse il Primo Presidente di Cassazione a decidere sull’archiviazione. Considerato che tutto è concentrato nelle mani del Pg si dovrebbe consentire a chiunque di vagliare la legittimità del suo operato e quindi avere la possibilità di accedere al fascicolo del procedimento.

Il secondo problema è che appunto i provvedimenti di archiviazione sono comunicati solamente al ministro della Giustizia. Che cosa se ne fanno a Via Arenula? Li leggono, li mettono in un cassetto, esprimono una motivazione in cui si dicono d’accordo sull’archiviazione? A breve presenterò una interrogazione parlamentare proprio per chiedere al ministero della Giustizia in quanti casi abbia proposto l’azione disciplinare pur in presenza di un provvedimento di archiviazione del Procuratore generale».

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