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Da New York a Parigi, la galleria che mette in mostra mondi e culture

Al momento Galerie Philia ha tre mostre sono tra New York, Parigi e Firenze, ci racconta come sono state concepite?

«Dopo il successo della residenza di arte e design Transumanze I a Le Sauvan, nel sud-ovest della Francia la scorsa estate, abbiamo deciso di continuare il nostro viaggio dirigendoci questa volta a Firenze. Il progetto prende il nome dalle “transumanze”, una forma di migrazione stagionale. Possiamo osservare il fenomeno anche nelle api, che quando si spostano tra le piante le impollinano e fertilizzano, contribuendo così al ciclo della vita, con frutti e semi. Questo concetto, durante la pandemia, ci ha ispirato a cercare soluzioni per riunire gli artisti in luoghi più vicino alla natura, favorendo la creatività. La risposta è stata Transumanze I, una residenza dove ai designer invitati era chiesto di esplorare e sperimentare materiali naturali di provenienza locale. Transumanze II, invece, è un’ esplorazione  sul Rinascimento italiano.  Firenze, con la sua densa eredità storica e le meravigliose risorse naturali, ha offerto ai designer nuove prospettive».

Photo Credit Jonathan Puente

 La mostra New York : First Time, invece come è stata curata?

«La mostra di New York, in un bellissimo loft di Tribeca, presenta artisti che non hanno mai esposto prima con la galleria e, molti di loro, non sono mai stati esposti negli Stati Uniti. Dai pezzi After Ago del designer libanese Richard Yasmine profondamente radicati nel postmodernismo, nel design di Memphis e nelle linee dell’Art Déco, al sereno approccio olistico del professore e designer di Parsons Gregory Beson; dall’estetica ispirata del Golestan Palace dello studio Chapter 101, alle emozionanti creazioni in fibra di vetro dello studio Kar con sede in Cina. I tappeti rustici in pelle di pecora di Carine Boxy sono esposti insieme alle lampade minimaliste in ottone di Manu Bano. Le sedute fluide di Jason Mizrahi dialogheranno con i tavoli Pulp di Mike Ruiz-Serra, realizzati con gesso e pasta di carta riciclata. Il tavolino di DeMuro Das insieme ai lampadari minimalisti di Volker Haug e ai mobili al quarzo di Jude di Leo. I pezzi in rovere grezzo e ottone di Jules Lobgeois o gli imponenti Specchi Narciso di Andres Monnier insieme alle creazioni di Hermine Bourdin. Andrew Fisher aggiunge la sua voce a questa polifonia visiva con le sue urne e ciotole in onice, alabastro o Arabescato Bluette. Insieme a tutti questi artisti esposti per la prima volta, sono presenti anche i classici della Galerie Philia. Possiamo citare Jérôme Pereira, Frédéric Saulou, Cédric Breisacher, Lucas Morten, Sylvia Eustache-Rools, Roxane Lahidji, Mark Sturkenboom, Arno Declercq, Alain Ellouz e Rick Owens».

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