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Draghi è l’interesse nazionale

Io non sono un estimatore assoluto del governo Draghi. Mi riconosco personalmente nella politica di opposizione che sta portando avanti Giorgia Meloni. Soprattutto perché si tratta di un opposizione responsabile. Lei non dice un no tout court a tutto quello che Draghi sta proponendo. Anche e soprattutto perché in fondo Draghi l’interesse nazionale lo ha nel tempo comunque curato.

Soprattutto quando era direttore della Banca Centrale Europea. Senza di lui saremmo stati fatti a pezzi. Lo avrà fatto a modo suo, da europeista convinto, in costante trattativa con i mercati. Ma questo sarebbe un errore?

No in realtà è quello che va fatto, viste le condizioni in cui si opera.

Oggi comunque mantiene una credibilità internazionale, un’autorevolezza in Europa, che certo altre figure, per quanto possano essere rispettabili, non hanno. Tutte queste condizioni dovrebbero portare le forze politiche a non avere pregiudizi su di lui.

Rimane assurdo anche pensare che sia troppo indispensabile al governo

Per forza di cose un ritorno alla democrazia presuppone un ritorno alle elezioni oggi o fra un anno. A quel punto dovrà governare chi è stato eletto dai cittadini. Quindi destra o sinistra che sia, si dovrà mettere in panchina Draghi.

A meno che lui non scelga di interrompere questa sua tradizione e sposare nettamente una parte. E che poi quella parte lo accetti realmente come leader.

Le caratteristiche di Draghi lo portano molto meglio al Quirinale che a palazzo Chigi, in questo momento. Sul Colle per 7 anni potrebbe essere il garante verso l’estero del sistema Italia. Internamente dell’Unità nazionale, di una figura al di sopra delle parti e soprattutto permettere il ritorno alla democrazia ed impedire veti internazionali su qualunque figura in Italia prevalesse alle elezioni.

Poiché sarebbe la presenza stessa di Draghi, quale capo dello Stato, a garantire l’affidabilità dell’Italia.

Mi dite che con questo che vado verso una compressione della democrazia? Una resa? No! Sono realista e comprendo qual è la strada maestra per ridare sovranità al popolo. Quella strada passa per la mediazione. Non per la lotta contro i mulini a vento.

La democrazia in questo paese è sempre stata fortemente limitata da una Carta che aveva troppa paura di restaurazioni autoritarie, per consentire ad una vera democrazia di guidare pienamente le istruzioni del paese. Faccio una scelta logica per poter evitare il continuo commissariamento della democrazia.

Ce lo chiede l’Europa

Con un presidente alla Casini o alla Casellati non avremmo la fiducia che avremmo con Draghi verso l’estero. E l’Europa continuerebbe a cercare di avere governi di tecnici.

Peggio ancora ci troveremo in una condizione tale per cui magari si andrebbe a fare anche una legge proporzionale. Permettendo a personaggi come Mastella di esercitare costante pressione su qualunque esecutivo.

La soluzione migliore sarebbe dopo Draghi al Colle, andare alle urne. Anche se non credo che ciò accadrà. Troppi peones vogliono salvare la rendita. Ma è troppo debole, per dire di no a Draghi, anche la scusa del chi al suo posto?

L’esercito di peones in parlamento sarebbe disposto a dare fiducia a chiunque pur di non tornare a votare. Vedo con chiarezza che magari con elezioni immediate o a scadenza naturale, la necessità di dover rassicurare l’Europa e gli ambienti internazionali, bilanciata con un necessario ritorno alla sovranità popolare porti solo a una nome per la presidenza: Mario Draghi.

Nessun altro presidente darebbe ad un leader considerato sovranista il mandato. O se lo facesse, imporrebbe vincoli e ministri antitetici a quanto promesso da quel in campagna elettorale. Avrebbe troppe difficoltà a farlo.

Non è un problema da poco. Visto che i leader principali dello schieramento favorito, sono spesso in Europa relegati in quella categoria.

L’autorevolezza internazionale di Draghi gli consentirebbe anche di potersi permettere una scelta che legittimasse nuovamente il diritto troppo usurpato diritto del popolo italiano di scegliere.

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