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“Ieri ho lasciato il Pd, voterò Conte”. Le ragioni dell’ex assessore alle Politiche sociali di Asti, che per il dopo voto sogna “la fusione a caldo”

Voti in transito dal Partito democratico al Movimento 5 stelle, ma non solo per questioni di calcolo. Oltre al “voto utile” evocato da esponenti dem come il governatore della Puglia Michele Emiliano, che per battere il centrodestra invita a scegliere collegio per collegio, indifferentemente che si tratti di Pd o M5s, a spostare preferenze sono anche ragioni sostanziali, per non dire di cuore. Ragioni che ad Asti stanno spingendo molti esponenti della sinistra storica locale a dichiarare che voteranno per il M5s. Tra loro anche l’ex Pd Piero Vercelli, dal 2012 al 2017 assessore comunale alle Politiche sociali: “Il Movimento è l’unico a dare ancora qualche speranza a chi se la passa male”, spiega. Oggi è alla guida di una cooperativa sociale che si occupa di disagio, dipendenze, ma anche delle fragilità degli anziani. Mentre concordiamo l’intervista, l’occhio cade sull’immagine che ha scelto per il suo contatto Whatsapp, un sorridente Vasco Rossi con tanto di citazione: “La vita la impari sulla tua pelle e le cicatrici che porti addosso sono gli appunti che hai preso nel tempo”.

Abbandonare il Pd per votare il M5s le lascerà un’altra cicatrice?

La tessera del Pd l’ho ripresa anche quest’anno, ci speravo ancora. Ma mi creda se le dico che io sono rimasto lo stesso, sono gli altri ad essere cambiati. Certo, è stata una sofferenza vederli andare verso mondi che non ci appartengono e che non starebbe al Pd rappresentare. Una cosa che mi ha ferito particolarmente è il fatto di essere andati con le braghe abbassate verso Draghi, e l’appello politico non può essere la sua agenda, che se la apri ci trovi una calcolatrice, non le persone.

Cosa ha fatto il Pd per perdere addirittura un suo ex assessore alle Politiche sociali ?

Cosa non ha fatto. Manca militanza, presenza sul territorio e contatto con la gente. Ci siamo ridotti come gli altri, con l’immagine sempre al primo posto mentre servono proposte e contenuti, serve battersi per migliorare la qualità della vita delle persone, questo fa un buon politico. Far tornare i conti non è sufficiente, non può essere tutto legato all’economia, a un patto di stabilità. Sta qui la sconfitta del Pd: solo numeri, zero cuore. E intanto la politica si fa da parte e lascia che sia la finanza a comandare.

Nel Pd astigiano come l’hanno presa?

La scelta l’ho maturata da un mese a questa parte, poi ieri sono uscito dal partito e ovviamente mi sono attirato delle critiche. Ma mi sembrano più quelle di chi si arrampica sugli specchi, sostenendo che se il governo non fosse caduto il Pd era pronto a pretendere gli aiuti necessari alle persone messe in ginocchio dal caro energia. Parole di circostanza, ma a me non pare che si strappassero le vesti. Dice che era nell’agenda del Pd. Sempre queste agende…

Perché il Movimento 5 stelle?

Oggi gli scontri sono ideologici e mai di sostanza. Invece c’è un parte importante del Paese in forte sofferenza e l’unico che dice qualcosa è Giuseppe Conte, l’unico che dà speranza a chi se la passa male. Io mi occupo di sociale e vivo sulla pelle la povertà. Ma anche le persone che vivono oggi con 1.200 o 1.500 euro al mese come fanno con le bollette triplicate? Chi le aiuta? Chi le rappresenta? Qui ad Asti la Caritas ha descritto una realtà di sfratti, morosità e disoccupazione in forte aumento. E allora difendere il Reddito di cittadinanza diventa fondamentale, come battersi per mettere più soldi sulle fragilità: dovremmo pretendere di pagare le bollette in base ai consumi degli anni scorsi, e lasciare che a mettere la differenza sia l’Europa, chi ha fatto miliardi di extraprofitti, o gli evasori: non mi interessa, ma non si può certo stare a discutere di Calenda e di Di Maio.

Considera il voto che darà al Movimento un voto di sinistra?

La mia motivazione è semplice, si trattava di scegliere se stare con i poteri forti o al fianco delle persone. Per fortuna c’è ancora qualcuno che difende certe cose.

Adesso è un elettore del Movimento, qualche critica?

Nel 2017 al ballottaggio tra Movimento e centrodestra sono tra quelli che non sono andati a votare. E’ un soggetto in cui vorrei trovare una migliore preparazione da parte di chi fa politica. Ma non parlo di scolarità, attenzione, piuttosto di formazione, bisognerebbe tornare alla scuola di partito. E poi gli slogan non piacciono e siccome mi piace il confronto più che la critica penso sia necessario un percorso di crescita. In consiglio comunale avevo i 5 stelle all’opposizione e spesso li ho trovati deboli nel merito dei contenuti. Dopodiché Massimo Cerruti, il candidato locale nonché unico astigiano in corsa per il Movimento, è una persona preparata.

Un’alleanza Pd-M5s sembra definitivamente compromessa, lei che dice?

Ora siamo in campagna elettorale, ma per il futuro ci spero. Non in una fusione a freddo però. Vorrei una fusione a caldo di gente che si chiude un mese in una stanza e organizza un grande partito della sinistra che dica cose di sinistra a faccia cose di sinistra. Molto dipenderà dal voto. Se dall’una o dall’altra parte la sconfitta sarà pesante, è probabile che qualche discussione interna la si debba fare, e magari da lì possono uscire nuovi scenari.

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