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Il cugino del Re

Dino Grandi aveva ricevuto il Collare della Santissima Annunziata, il più alto ordine sabaudo. Che dava diritto proprio al titolo di cugino del Re. Di conseguenza tutti gli scontenti del Fascismo trovavano in lui l’interlocutore giusto.

Aveva aderito al fascismo preoccupato dagli effetti del biennio rosso, divenendo un esponente di spicco dell’area moderata. Era inizialmente stato sotto segretario agli interni e poi agli esteri. Per diventare titolare del dicastero delle politiche estere nel 1929.Molto meno accondiscendente di quello che sarebbe stato il suo successore Galeazzo Ciano, guadagnò una certa libertà di azione ottenendo importanti risultati.

Formalmente sempre subordinato e devoto a Mussolini, in realtà spesso prendeva iniziative personali che contrastavano con la volontà del capo del Fascismo. Soprattutto con il mondo angloamericano, Dino Grandi riuscì a tessere rapporti importanti. Lavorò talmente bene le relazioni con il governo americano che gli Stati Uniti furono restii a condannare l’Italia fino all’ultimo sia per la guerra d’Etiopia che per la guerra di Spagna.

L’appoggio agli Stati Uniti

Aveva appoggiato gli USA alla conferenza di Ginevra del 1932 nella loro richiesta di riduzione degli armamenti, per cercare di accreditare l’Italia come un paese propenso a mantenere la pace in Europa. In seguito a questo la Francia, non disposta ancora a distendere con la Germania, stringerà legami ancora più forti con la Gran Bretagna.

Mussolini prenderà l’interim degli esteri, nominando però Dino Grandi ambasciatore a Londra, con la specifica consegna di ridurre l’avvicinamento franco britannico e migliorare i rapporti tra Italia ed Inghilterra. Grandi fu capace di entrare in rapporti di amicizia e fiducia con settori decisivi della politica britannica, della Casa Reale e particolarmente con Winston Churchill.

Il momento più difficile arrivò nel 1935 durante la guerra di Etiopia

A Ginevra vennero varate sanzioni contro l’Italia fascista, alle quali l’Inghilterra aderì. Ma la mediazione di Dino Grandi riuscì a non farle estendere ai settori essenziali di acciaio e carbone in prima fase. Con il protrarsi della guerra, anche le relazioni dei due paesi si tesero ulteriormente.

Se le sanzioni fossero state estese al carbone ed all’acciaio l’Italia si sarebbe trovata in gravissima difficoltà.

In Inghilterra si stava facendo sempre più avanti una simile ipotesi, quando Dino Grandi sfruttò a vantaggio dell’Italia l’opportunità che si trovò grazie alla decisione unilaterale tedesca, apertamente in contrasto con i trattati di pace della rimilitarizzazione della Renania.

Pur sapendo che le potenze europee non sarebbero entrate in guerra per questo, Grandi come ministro degli esteri condannò formalmente l’occupazione. Anche se il terzo Reich era stata l’unica potenza Europea non condannare apertamente la guerra dell’Italia all’Etiopia. I tedeschi iniziarono a vedere come un pericoloso ostacolo Dino Grandi .

Pochi anni dopo si potrà dire, e non a torto, che il ministro Ribbentrop indicava come principali nemici della Germania due uomini in seno al regime fascista: Grandi e Galeazzo Ciano.

L’invasione della Cecoslovacchia

Un altro importantissimo successo diplomatico grandi lo incastrò con l’invasione tedesca della Cecoslovacchia quando ormai la guerra sembrava imminente. Convinse Neville Chamberlain a chiedere l’intervento mediatore di Mussolini che sfocerà nella pace di Monaco.

La pace di Monaco si dimostrerà inefficace, ma per Mussolini si trattò di un momento di prestigio internazionale universalmente riconosciuto. Il capo del fascismo riuscì a recitare la parte del grande mediatore tra le potenze europee.

Ancora più importante nel 1939 Chamberlain riconobbe la legittimità dell’impero italiano, ed implicitamente l’annessione dell’Etiopia.

Per un breve periodo Grandi fu allontanato, poiché la stampa inglese gli attribuiva meriti che urtavano la suscettibilità dello stesso Mussolini, che non ammetteva fosse messa in ombra la sua immagine da chi che sia internamente al regime. Fu spedito a fare il governatore sull’isola di Rodi. Ma ben presto bene richiamato a Roma dove divenne ministro della giustizia e presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Come guardasigilli compì sicuramente un’opera importante con la riforma del codice di navigazione e del codice civile. Per il quale si avvalse anche della collaborazione di Pietro Calamandrei e del professore di origine ebraica Cesare Vivante, accademico di grande prestigio colpito dalle leggi razziali.

Contrario all’entrata in guerra

Grandi era contrario all’entrata in guerra a fianco della Germania contro Francia e Gran Bretagna. Non ne capiva i motivi perché l’Italia aveva ottenuto il riconoscimento del diritto a mantenere il proprio Impero, ed inoltre i catastrofici eventi militari lo avevano indotto a credere sempre più nella necessità di una soluzione politica per giungere ad una pace separata con gli alleati.

Questa era l’occasione che aspettava da tre anni.

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