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Il vicolo cieco. Salvini è finito in trappola da solo

Quasi tutti riconoscono che il grande sconfitto di questa elezione presidenziale è Matteo Salvini. Quasi nessuno vede nulla di positivo nella strategia adottata dal segretario della Lega. Ma c’è un interessante articolo del Foglio, dove ci si sforza di guardare le cose anche sotto un altro punto di vista.

Si sottolineano ovviamente tutti gli errori di una strategia. Fatta di manovre e spostamenti che sembravano più casuali e dettati da confusione, che non da un preciso disegno.

È vero Matteo Salvini ha regalato una vittoria storica al Partito Democratico, che contava ben poco peso. È riuscito con la sua disfatta a minare il suo ruolo di leader della coalizione, ed ad armare la mano di critici interni al suo partito. Ha mandato in sottotono l’inconsistenza di Giuseppe Conte e del Movimento Cinque Stelle nel suo complesso. Facendogli da scudo con la propria disfatta. Ha ridato centralità a Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.

Ed in ultimo ha fortemente legittimato un presidente, che scontava comunque la sua elezione solo tramite una parte schieramento politico la scorsa volta.

Il Foglio però si chiede se non sia una mossa intelligente. Una mostra tesa a sdoganare la Lega. In fondo, rileva il giornale diretto da Cerasa, Salvini ha già dovuto dire sì al governo Draghi, al Recovery Plan, a tutte le scelte del governo su vaccino obbligatorio e Green pass.

I maliziosi vedono, con una legge proporzionale, l’occasione per riprodurre costantemente la maggioranza di governo attuale. Isolando eventualmente solo Fratelli d’Italia ed uscendo dalla logica degli schieramenti.

Salvini è prigioniero di se stesso

Il problema però è che è lo stesso giornale a concludere che comunque Salvini non è la persona ideale per superare la stagione Salvinista della Lega. La deduzione del quotidiano è che si sia indebolito Salvini e non la Lega. Praticamente che tutti coloro i quali dai territori fidano la possibilità di un partito che aderisce ad un esecutivo anche con forze di sinistra e di centro, in chiave europeista ed antisovranista, oggi potrebbero veder realizzato il loro progetto.

Ciliegina sulla torta: l’unico imbarazzante sarebbe Salvini. Ma in fondo una mossa del genere aiuta chi gli vuole male a sbarazzarsene.

Infatti ha deluso per la sua incapacità sul campo, coloro i quali si aspettavano fosse capace di ottenere un presidente riferibile all’area di centro-destra.

È riuscito a deludere altrettanto tutti i coloro quali lo vedevano come leader di un’area innovatrice antitetica al progetto governista. Tutta quella gente che aveva aderito ad un progetto nazionale, del quale lui era il garante.

Quella gente ora si sente tradita. Quindi praticamente Salvini rischia di perdere quel valore aggiunto che lo rendeva insostituibile. Poiché unico in grado di garantire un largo consenso alla Lega di tradizione Padana su scala nazionale. E di non ottenere certo la simpatia di coloro i quali voglio un partito un regionalizzato che possa allearsi nell’interesse del territorio anche con le forze che attualmente sostengono Mario Draghi.

I governisti non lo amano; i sovranisti correranno in massa dalla Meloni più coerentemente schierata sulle posizioni di sempre.

La principale vittima di Matteo Salvini rischia di essere praticamente proprio Matteo Salvini.

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