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Infermiera compie abuso professionale durante medicazione, condannata Coordinatrice. Compiuto atto medico.

Infermiera compie abuso professionale durante medicazione, condannata Coordinatrice. La collega avrebbe acconsentito un atto medico al suo team.

Abuso professionale durante medicazioni avanzate, Coordinatrice condannata dal tribunale.

La Suprema Corte di Cassazione ha condannato la coordinatrice della RSA “Residenza Roma” di Crescentino (vicino Vercelli), per aver permesso ad un’infermiera del suo team di compiere un atto medico.

Si tratta del Debridement chirurgico, lo “sbrigliamento” delle lesioni, ovvero la rimozione di tessuto non più funzionale.

Un atto medico che non può quindi essere eseguito da un’infermiera senza incappare nell’abuso professionale.

La sentenza ha rigettato il ricorso della Coordinatrice con la seguente motivazione “Per avere, quale coordinatrice della Rsa “Residenza Roma” di Crescentino, con più atti compiuti tra il marzo e il maggio 2015 in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, concorso nella consumazione del delitto di esercizio abusivo di una professione materialmente posto in essere da Giovanna D., infermiera professionale della RSA, consentendo alla stessa lo svolgimento di pratiche di esclusiva competenza del medico chirurgo, come l’esercizio di tecniche di “debridement” chirurgico su degenti della struttura, tra i quali Luciano D. e Margherita S., dunque consentendo a Giovanna D. l’esercizio abusivo della professione di medico chirurgo per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato“.

In particolare la colpa della coordinatrice sarebbe quella di aver contribuito al reato, respingendo i dubbi di un’altra infermiera, come chiarisce la stessa sentenza, che prosegue:

I giudici di merito hanno chiarito che Radovic, direttrice amministrativa della struttura sanitaria in argomento, non fosse stata chiamata a rispondere della responsabilità penale per l’esercizio abusivo della professione medica da parte della infermiera Giovanna D. a titolo di concorso omissivo, cioè per avere mancato di esercitare funzioni di vigilanza che spettavano al direttore sanitario della struttura (soggetto cui era riferibile una specifica posizione di garanzia), bensì a titolo di concorso commissivo, per avere redarguito l’infermiera F***, dicendole che non aveva alcuna competenza per giudicare l’operato della collega Giovanna D. e prescrivendole di “farsi i fatti propri”: F*** che, in una riunione del personale sanitario della casa, aveva sollevato la questione della pratica abusiva della infermiera Giovanna D. che utilizzava il bisturi per rimuovere i tessuti necrotizzati dei pazienti, pratica rientrante nelle competenze esclusive del medico chirurgo.

In tal modo la Radovic aveva fornito un contributo determinante alla commissione del reato da parte della predetta infermiera, cui aveva concorso per averne agevolato la consumazione.

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