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La battaglia processuale

Il processo di Verona si tenne nello storico palazzo di Castelvecchio Tra il giorno 8 ed il giorno 10 del gennaio 1944. Il presidente Vecchini non ammise alcun testimone in difesa degli imputati.

De Bono aveva addirittura chiesto, visto che asseriva di aver trattato solo ed esclusivamente con lui tutto il periodo del regime, la presenza del Duce per testimoniare la sua buona fede.

Un grande tavolo rettangolare era posto davanti ai giudici, alle loro spalle un enorme fascio littorio. Nessun giudice portava la toga, tutti soltanto la camicia nera.

Immediatamente l’avvocato Perani, difensore di Luciano Gottardi presentò un’eccezione procedurale. Sostanzialmente il tribunale speciale straordinario non sarebbe stato, a detta dell’avvocato, quello competente a giudicare gli imputati. Questo poiché fra di loro figuravano militari quali il tenente colonnello dell’Aviazione Galeazzo Ciano, Cianetti e l’alto ufficiale De Bono.

Indispettito il pubblico accusatore invitò pubblicamente la difesa ad evitare di attaccarsi ad eccezioni procedurali ed ad essere all’altezza del momento. L’opzione venne comunque respinta e si procedette con l’interrogatorio degli imputati.

La mancanza di prove materiali

In fondo per lo svolgimento del processo si può dire molto poco che non fosse prevedibile già prima che il processo iniziasse. In buona sostanza l’accusa non riuscì a trovare le prove materiali del coinvolgimento degli imputati in una congiura precedente al voto del Gran Consiglio.

La posizione più critica era sicuramente quella di Galeazzo Ciao. Anche perché nessuno riusciva a credere che lui non avesse avuto modo di parlare direttamente con Mussolini in qualità di genero.

Sia Ciano che De Bono erano anche collari dell’Annunziata. Quindi avevano un canale privilegiato per parlare con la corona. Il presidente Vecchini più volte insistette sul fatto di voler sapere se avessero intercesso in favore di Mussolini dopo il suo arresto.

Da simili domande la posizione soprattutto di Ciano si era compromessa. Ma almeno materialmente non erano uscite prove della connessione degli imputati ad ambienti che volessero la caduta del Fascismo.

Era stato poi letto il memoriale del Maresciallo Cavallero che dimostrava l’ostilità aperto verso il fascismo e Benito Mussolini dell’ alto ufficiale e probabilmente dei più alti quadri dell’esercito. La volontà di rovesciare Mussolini e appena radicata negli apparati più potenti dello Stato.

Ma mancava ancora la prova regina della connessione anche solo di un imputato ad una qualsivoglia congiura.

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