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L’accademica di Harvard: “Meglio evitare la terza dose con Pfizer o Moderna”

Harvard – In un clima di confusione crescente, in cui fidarsi ciecamente di quello che ci dicono i nostri governanti è sempre più difficile. A tenere banco è ora il dibattito sulla terza dose, sulle tempistiche con cui procedere alla nuova somministrazione e sulle fasce di popolazione da coinvolgere. Con il mondo della scienza diviso, a conferma di quante poche certezze ci siano ancora intorno ai farmaci anti-Covid attualmente sul mercato. E con alcuni esperti che invitano a non fidarsi troppi degli attuali vaccini ad Rna, autorizzati in via emergenziale e in attesa di ottenere l’approvazione finale degli organi regolatori.

Esistono prove che la somministrazione di Pfizer o Moderna ripetuta nel tempo per mesi e mesi sia sicura? Questa la domanda che si stanno ponendo in questo momento molti esperti, mentre il governo italiano si tappa le orecchie e tira dritto per la sua strada; pronto a costringere ancora una volta la popolazione all’inoculazione. Con diversi scienziati a mostrarsi perplessi soprattutto alla luce di quanto accaduto con la seconda dose: il numero di reazioni avverse (febbre, cefalee, malesseri diffusi) è stato più alto che dopo la prima. Il rischio è che insistendo i dati possano essere ancora peggiori.

L’accademica di Harvard Margaret Liu

Repubblica ha riportato in queste ore la posizione dell’accademica di Harvard Margaret Liu, secondo la quale la somministrazione per via sistemica di molecole può portare “a tossicità se ripetuta frequentemente anche quando, come nel caso dei vaccini, la sequenza viene modificata sia per incrementarne stabilità ed immunogenicità sia proprio per ridurne gli effetti immunotossici”. Tante dosi ripetute a corto intervallo, dunque, potrebbero causare spiacevoli conseguenze e una riduzione nella capacità di immunizzazione.

Servirebbe, quindi, “un’ampia sperimentazione clinica prima dell’uso”. Con la possibilità di virare in corsa su altri vaccini come Novavax, vicino all’approvazione, “in cui la proteina trimerica Spike del coronavirus, non il suo codice di RNA, rappresenta l’antigene immunizzante”. Anche qui, però, sarebbero auspicabili test approfonditi prima di prendere una decisione. Il governo Draghi, però, da questo orecchio continua a non voler sentire e ha già tuonato: “La terza dose sarà necessaria per tutti”. Il fatto che potrebbe essere non troppo sicura, non pare interessare a lorsignori.

da https://www.ilparagone.it

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