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Legalità italiana: un paese diviso

Legalità e covid – Abbiamo fatto la scoperta dell’acqua calda: nonostante si sia vaccinati ci si può comunque ammalare. Non siamo certo fuori dalla pandemia. Non dovremmo neanche essere scandalizzati di ciò, visto che gli esperti sono più o meno unanimemente da sempre assertori del fatto che il vaccino non impedisce il contagio. Riduce i danni e limita i rischi di ospedalizzazione semmai.

Ne è dimostrazione pratica il fatto che paesi con tassi di vaccinazione superiori al nostro quali Israele e Portogallo abbiano comunque un altissimo numero di casi.

Però è chiaro che con l’arrivo della stagione fredda i problemi si siano acuiti. Ovviamente logica vuole che le misure di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale non siano accantonate solo perché si è vaccinati. Il problema lo si trova ancora una volta quando si parla di misure nuove, più stringenti. Magari un lockdown unicamente per i non vaccinati, anche se questa ipotesi è stata scartata anche da molti governatori estremamente rigidi in materia perché apertamente incostituzionale.

Ci attendono nuove forme di controllo sociale

Oppure nuove forme di controllo sociale, tese a limitare quel rialzamento nel numero dei contagi che non può essere negato da nessuno. Poiché si sta ormai apertamente riaprendo lo spettro anche della didattica a distanza.

Ci sarà solo da chiedersi se avverranno nuove compressioni dei diritti civili e se queste saranno compatibili con il nostro ordinamento. Sembra quasi un argomento marginale, poco rilevante.

Però noi abbiamo delle leggi, una Costituzione che tengono uno stato di diritto in piedi. Il quale dovrebbe imporre il rispetto di tutta quella legislazione da cui tra la sua autorità, che gli dà senso solo esclusivamente se rimane vigente anche nei momenti più difficili. L’autorevolezza di una Costituzione, la solidità di un ordinamento si giudicano da come sanno tenersi saldi in un momento di difficoltà. Sicuramente l’Italia si è trovata nella difficoltà di dover bilanciare la risposta immediata ed efficace ad una pandemia, con il rispetto dei diritti individuali.

Ma negli ultimi mesi si sono avute delle compressioni talvolta eccessive. Dettate magari da una paura non infondata di una reviviscenza di focolai preoccupanti. Però questa non deve assolutamente essere la scusa per dimenticarsi che nel nostro paese c’è una legalità da rispettare.

Posso solo auspicare che si sia all’altezza del difficile momento storico. La salute collettiva va assolutamente tutelata, come la libertà degli individui in democrazia.

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