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M5S sul Pd e il Terzo polo sulla Lega. I sorpassi che possono cambiare il voto

Chi di voto utile ferisce di voto utile rischia di perire. Infatti proprio questa è la paura che si è diffusa negli ultimi giorni nel Pd e che ha convinto Letta a mettere da parte l’argomento a rischio boomerang per rispolverare la denuncia dei draghicidi e accentuare le grida contro la quinta colonna orbanputiniana. Il calcolo è facile.

Le voci e le rilevazioni pirata di questi giorni martellano sulla quasi parità tra Pd e M5S. Ma anche se non si dà ascolto a quelle voci la situazione era già chiara prima che i sondaggi sospendessero le comunicazioni ufficiali. I 5S erano dati molto al di sotto del partito di Letta ma con una concentrazione territoriale nel Sud che li rendeva già allora molto più forti in quei 31 collegi decisivi: 25 per cento contro 20. Da allora le cose sono certamente cambiate ma, stando a sensazioni unanimi, non a favore del Pd. La forbice si sarebbe invece allargata.

Il Sud non è un’area del Paese come tante. Un tempo regno incontrastato della destra è oggi molto più contendibile delle regioni del Nord. Solo che, per contenderlo e limitare così la vittoria della destra fino a potenzialmente azzopparla il voto utile è quello per Conte, non quello per Letta. Il primo a dirlo forte e chiaro è stato il governatore pugliese Michele Emiliano, tessera Pd in tasca, di fatto invitando tutti a votare per i 5S dove il loro candidato è in grado di vincere e Pd dove invece la testa di serie è targata Nazareno.

Il secondo è stato un giornalista di rara esperienza e certo non sospetto di simpatie per il Movimento come Paolo Mieli. Solo che questa sorta di desistenza dal basso è teorica. Gli elettori del M5S non voteranno Pd da nessuna parte. Quelli del Pd invece potrebbero essere tentati. Proprio questo li invita a fare Il Fatto, quasi un house organ del Movimento, calando una carta pesante: se la destra fosse sconfitta in 15 di quei 31 collegi mancherebbe il colpo al Senato. Il voto non utile ma utilissimo è quello.

Il problema è che se un numero congruo di elettori di sinistra o centrosinistra sceglierà di essere “utile” la possibilità di un clamoroso sorpasso dei 5S che moltiplicherebbe un’esplosione nel Pd che è sì comunque probabile in caso di risultato molto deludente ma che diventerebbe molto più deflagrante se Letta fosse superato da Conte. I contrapposti j’accuse sarebbero immediati, le requisitorie violentissime. L’area moderata chiederebbe una drastica svolta centrista, la sinistra reclamerebbe il ritorno all’alleanza con Conte. Il segretario probabilmente non avrebbe alternative alle dimissioni immediate. Ma in tempi appena più lunghi l’intero quadro politico ne uscirebbe compaginato e stravolto.

Ma l’ “avvocato del popolo” non è il solo a intravedere un clamoroso sorpasso. Calenda lo dice chiaramente: punta a incassare con il suo Terzo Polo più voti della Lega. È un obiettivo ma forse non impossibile. I sondaggi formalmente segreti degli ultimi giorni prevedono un’affermazione dei centristi e una discesa inesorabile di Salvini. I primi si avvicinano all’asticella del 10 per cento in ascesa, il secondo in picchiata.

Se a Conte riuscisse il colpaccio l’intero quadro politico verrebbe ridisegnato con effetti inevitabili a medio termine. Ma se a farcela nella sfida con la Lega fosse Salvini l’effetto bomba potrebbe essere immediato e colpire duro l’eventuale maggioranza di centrodestra vincente alle elezioni. Molti, per resistere alle sirene di un polo centrista già più forte del Carroccio, dovrebbero farsi legare come Ulisse con le Sirene propriamente dette. Il disagio leghista, per usare un eufemismo, da un lato, la calamita centrista dall’altro, renderebbero pericolante da subito la coalizione di centrodestra, tanto più che la tendenza a dettar legge di Giorgia Meloni non mancherebbe di spargere sale sulle ferite degli alleati.

Ma se i due impossibili eventi si verificassero entrambi e se di conseguenza l’affermazione dei 5S nel Meridione riducesse all’osso il vantaggio della destra al Senato, tutte le previsioni sin qui azzardate sul futuro politico d’Italia andrebbero mandate al macero. La partita non sarebbe solo diversa: si giocherebbe con regole del tutto diverse. Un altro gioco.

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