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O Quirinale o morte! Il Governo non esiste

Mario Draghi sarebbe troppo prezioso al governo per mandarlo al Quirinale? Presumo che se qualcuno gli andasse a dire in faccia questa frase lui sarebbe tentato di prenderlo a pugni. Probabilmente lo tratterebbero la forma mentis, l’alto profilo ed i doveri derivanti dal ruolo.

Ormai il Governo è un coacervo di interessi contrastanti, troppo eterogeneo e composto da disparate anime semi inconciliabili. Se Draghi può avere un’opportunità di condizionare le scelte, imporre riforme necessarie e recuperare libertà di azione, questo può avvenire solo ed esclusivamente con la sua elezione a Capo dello Stato. Altrimenti sarebbe costretto a rimanere alla guida di un Governo che ne logorerebbe il prestigio ogni giorno di più.

Passerebbe la stragrande maggioranza del suo tempo a sedare liti interne. A mediare tirando fuori provvedimenti come l’ultimo decreto, che sono capaci di scontentare tanto i più intransigenti quanto i più liberali.

Praticamente l’uomo che doveva riformare il sistema ne verrebbe fagocitato. Riducendosi a diventare non il De Gaulle italiano ma uno di tanti Monti, Amato, Gentiloni. Delle scommesse a perdere. La sua figura e la sua credibilità verrebbero usurati in un lento quanto costante logoramento.

C’è un problema di fondo però

Non credo assolutamente che Mario Draghi sia disponibile a vestire questi panni, ad immolarsi per i partiti.

Sarà un braccio di ferro tra la politica italiana che non vuole essere commissariata da un presidente autorevole, ed un presidente del consiglio che è attualmente l’unica garanzia di credibilità per il paese in Europa. Che cercherà, sicuramente sponsorizzato da quest’ultima, in tutti i modi di sedere sul colle più alto per imporre le riforme.

Al Quirinale Draghi conterebbe. Conterebbe eccome! Basta con questa baggianata che la nostra costituzione stabilisce che sia il presidente del consiglio a governare. Ma quando mai?

Forse con maggioranze larghissime in tutte e due le camere, non vedremmo un presidente del consiglio ostaggio anche di una manciata di parlamentari. E comunque molti esecutivi con larghe maggioranze hanno avuto le loro difficoltà e mostrato la loro fragilità per via dei bizantinismi nei nostri sistemi e dei nostri regolamenti farraginosi.

Da inquilino del Quirinale Draghi non potrebbe essere sfiduciato dai partiti. Anzi tratterebbe in posizione di forza. Spenderebbe l’arma dello scioglimento delle camere, dei respingimento delle leggi, del richiamo. Ma anche formalmente la scelta di incaricare presidente del Consiglio e nominare tutti i ministri.

Sarebbe capo della magistratura. Capo di tutti gli organismi di sicurezza dello Stato. Una garanzia per la politica estera.

Di sicuro a farsi logorare possono mandarci qualcun altro Mario Draghi non è certo disponibile. O lo mandano al Colle, dove potrà fare qualcosa, o sicuramente preferisce che nel tritacarne del tira e molla tra i partiti, al fine di restare in sella per gestire l’ordinaria amministrazione, ci finisca qualcun altro.

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