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Oltrepassare il sovranismo

Sovranismo – Anche stavolta la destra nazionale e “sovranista” di Marine Le Pen non ce l’ha fatta. Si, l’astensionismo altissimo ma soprattutto un fattore determinante e permanente: la sua forza può essere la prima in Francia, superare perfino il 40% ai ballottaggi, ma tutte le altre forze si coalizzano contro di lei e alla fine l’accoppano. Il dramma del lepenismo si ripete ormai da decenni: non trova alleati, patisce il doppio turno e inevitabilmente perde la volata finale; resta solo un voto di protesta, di opposizione, di testimonianza.

In Italia, il merito principale del berlusconismo e la ragione del suo successo elettorale fu che infranse questo schema dominante nel resto d’Europa, e così le due forze di opposizione come la Lega e la destra nazionale poterono andare, se non al potere, almeno al governo, alleandosi con lui. Ma il discorso è reversibile: Berlusconi non sarebbe mai andato al governo se non si fosse alleato con Lega e An. Almeno finora, i tre soggetti del centro-destra sono costretti a stare insieme se vogliono vincere e governare.

Berlusconi vorrebbe imbrigliare gli alleati e irretire il sovranismo

Oggi, e non da oggi, in Italia il centro-destra è la coalizione di governo potenziale del nostro Paese. Ma ha due problemi: una è l’incapacità di esprimere classi dirigenti, come dimostrano i travagli per trovare un candidato sindaco a Milano, Bologna e Napoli e quasi ovunque. L’altra è il difficile amalgama che incrina l’alleanza ibrida tra chi è sovranista e nazionale e chi invece è liberale e popolare. Follia sarebbe tentare il Partito Unico, come vorrebbe Berlusconi per imbrigliare gli alleati e irretire il sovranismo. La fusione produrrebbe confusione e perdita di consensi.

In tema di sovranismo è uscito in questi giorni un libro a cura di Paolo Becchi, “Ripensare il sovranismo” (Giubilei- Regnani, pp.282, 20 euro), con i contributi tra gli altri di de BenoistDuginCofrancescoFusaroGervasoniOcone. Nel mio saggio incluso nell’opera, Oltre il sovranismo, ho tentato di descrivere i suoi punti forti e i suoi punti deboli, le sue attuali difficoltà e le sue prospettive, come sovranismo europeo. Due grandi forze si contendono da qualche anno il pianeta: una è la spinta dominante verso la globalizzazione, l’altra è la spinta antagonista verso le differenti sovranità. Davide contro Golia, il Gigante Globale.

Nuovo Ordine Mondiale

La globalizzazione è un processo mondiale in atto da decenni, che mobilita risorse e poteri enormi, nato dall’americanizzazione del mondo, esportato dai colossi multinazionali e oggi rappresentato soprattutto dal modello cinese, in piena espansione. Lo spirito global è proteso a uniformare il mondo all’infinito presente globale e alla sua ideologia. Sorto sulle ceneri del bipolarismo est-ovest, dopo la caduta dell’Impero sovietico, quando gli Stati Uniti assunsero il comando del Nuovo Ordine Mondiale, il modello globale secolarizza l’universalismo di matrice cristiana ed eredita il cosmopolitismo illuminista e massonico, l’espansionismo illimitato del capitale senza frontiere, l’internazionalismo socialista e il progressismo liberal-tecnocratico.

La spinta che vi si oppone, invece, sorge dall’esigenza di tutelare le identità e differenze culturali e religiose, nazionali e locali, valorizzare le particolarità e le specificità e si pone come argine territoriale e civile allo sconfinamento globale e alla perdita delle civiltà. Il sovranismo eredita da un verso le culture della nazione, dell’amor patrio e delle identità locali, il decisionismo politico e il protezionismo sociale ed economico degli Stati sovrani e dall’altro la difesa delle tradizioni civili, popolari e religiose.

Il più spiccato precedente democratico del sovranismo nel dopoguerra fu il gollismo, il suo nazionalismo unito all’Europa delle patrie, dall’Atlantico agli Urali. Nell’Italia repubblicana una traccia di sovranismo apparve con Craxi e culminò nell’episodio simbolico di Sigonella; per il resto fu retaggio dell’opposizione missina.

Da humus anarco-ribellista si trasforma in cultura dei limiti

Emerso dal magma indistinto del populismo, il sovranismo costituisce la sua maturazione: da popolo si costituisce in stato, da movimento tende a costituirsi in istituzione, da humus anarco-ribellista si trasforma in cultura dei limiti, delle decisioni e delle identità sovrane. Il sovranismo non è tuttavia lo stadio definitivo della maturazione ma una forma importante di transizione, una significativa stazione di passaggio, per esempio verso un sovranismo europeo attraverso la coalizione dei sovranismi nazionali.

Per usare una metafora scolastica, il populismo è stato la scuola elementare della protesta antipolitica e antipotere; il sovranismo è la scuola media della proposta politica e della risposta nazionale; il decisionismo comunitario potrà essere la sua prova di maturità per accedere alla guida degli Stati. Il decisore è colui che fa valere la sovranità e ne assume il compito; la comunità è il popolo, la nazione, con una storia, una tradizione, un legame attivo di cittadinanza.

Sovranismo insorge contro le oligarchie 

Il sovranismo insorge contro le oligarchie politiche, finanziarie, giudiziarie, tecnocratiche e intellettuali che dominano le società globali e monopolizzano le fabbriche d’opinione, i mass media, il racconto e il canone. Ma quando si trasforma da comune sentire in comune pensare, da protesta radicale in proposta di governo, deve dotarsi di classi dirigenti in grado di guidare i popoli e presentare proposte adeguate all’età tecnologica e complessa in cui viviamo.

Lo spirito radicale e ribelle delle origini ha necessità di maturare in rivoluzione conservatrice ossia in un progetto innovatore sul piano strutturale e tradizionale in tema di civiltà. Al di là delle etichette e della stessa definizione di “sovranista” resta quello il nocciolo e l’incognita: se è davvero possibile e praticabile un futuro diverso dal presente, orientato in chiave contraria rispetto al pensiero global politicamente corretto. Impresa proibitiva ma necessaria.

MV, La Verità

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