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Professionisti e fisco, come funziona il nuovo regime forfettario

Innalzata da 65mila a 85mila euro la soglia per accedere al particolare trattamento riservato a contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni: è una delle misure chiave della Manovra, ma è subordinata al via libera dell’Ue

Tra le novità sulle quali, nel trattamento fiscale del lavoro autonomo, il governo sembra investire molto, c’è sicuramente il nuovo regime forfettario. La legge di Bilancio per il 2023 innalza a 85mila euro la soglia di volume di ricavi per l’accesso e la permanenza al forfettario. L’aumento della soglia dei ricavi e compensi tiene conto della direttiva Ue 2020/285, ma  è subordinato al rilascio di una specifica misura di deroga da parte delle competenti autorità europee. A tal fine l’Italia ha chiesto a Bruxelles di anticipare appunto al 2023 l’applicazione direttiva.

L’innalzamento da 65mila a 85mila euro della soglia di accesso (nonché di permanenza) nel regime forfettario per i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni rappresenta di certo, in combinata con la flat tax incrementale, un intervento chiave nel pacchetto fiscale per il prossimo anno.

Cos’e’ il regime forfettario

Disciplinato dalla legge 190/2014 e dalle successive modifiche, il regime forfettario è il regime fiscale naturale per liberi professionisti con tassazione sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali. Nel regime forfettario il reddito da lavoro autonomo viene calcolato seguendo il criterio di cassa, ovvero sulla base dei ricavi e compensi percepiti durante l’anno. Le spese sostenute durante lo svolgimento dell’attività non possono essere portate a deduzione del reddito, eccetto i contributi previdenziali versati. Al reddito viene applicato un coefficiente di redditività forfettaria che varia in base alla tipologia di attività svolta e che abbatte la base imponibile per il calcolo delle imposte.

All’imponibile si applica un’imposta sostitutiva del 15%, che si abbassa al 5% per i primi 5 anni qualora il contribuente nei tre anni antecedenti non abbia esercitato attività professionale e l’inizio dell’attività non costituisca la continuazione di una precedentemente svolta.

I contribuenti che applicano il regime forfetario non addebitano l’Iva in fattura ai propri clienti e non la detraggono sugli acquisti. Non liquidano l’imposta, non la versano, non sono obbligati a presentare la dichiarazione e la comunicazione annuale Iva.

Le novità della Manovra sul forfettario

Nello specifico la legge di Bilancio (con l’articolo 12 rubricato “Modifiche al regime forfettario”) ha previsto due sostanziali modifiche all’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190/2014:

1) al comma 54, lettera a), innalzamento del limite da 65mila a 85mila euro;

2) al comma 71 sono aggiunti i seguenti periodi: “Il regime forfetario cessa di avere applicazione dall’anno stesso in cui i ricavi o i compensi percepiti sono superiori a 100.000 euro. In tale ultimo caso è dovuta l’imposta sul valore aggiunto a partire dalle operazioni effettuate che comportano il superamento del predetto limite.”. In altre parole nell’anno stesso in cui si supera la soglia dei 100mila euro si decade automaticamente dal regime forfettario.

Riguardo il primo punto è importante sottolineare che il nuovo limite di 85mila euro si applica a partire dal periodo d’imposta 2023: ne deriva che le nuove regole sul forfettario troveranno applicazione solo nei confronti dei contribuenti che nel 2022 non hanno oltrepassato la predetta soglia. In caso contrario verrà applicato il regime ordinario Irpef a partire dal 2023.

Riguardo il secondo punto è evidente la restrizione apportata in norma: infatti la normativa vigente prevede che possano essere tassati al 15% anche i redditi che superino i 65mila euro. Ora invece, alla luce delle novità, gli scenari possibili sono due:

– se l’ammontare dei ricavi o dei compensi è compreso tra 85mila euro e 100mila euro, il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo;

– se l’ammontare dei ricavi o dei compensi è superiore a 100mila euro il regime forfetario cessa di avere applicazione dall’anno stesso.

Regime forfettario e direttiva Ue 2020/285

Ai fini della franchigia IVA riservata ai “forfettari”, l’aumento della soglia di ricavi e compensi fino a 85mila euro tiene conto della direttiva (UE) 2020/285: infatti tale innalzamento  “è subordinato al rilascio di una specifica misura di deroga da parte delle competenti autorità europee. Tale richiesta, presentata il 4 novembre, è attualmente al vaglio delle competenti autorità europee”. Questo è quanto si legge nella relazione illustrativa della Manovra.

La direttiva Ue prevede già la possibilità di alzare il tetto a 85mila euro ma solo a partire dal 2025. L’Italia chiede dunque l’autorizzazione ad anticipare al 2023 l’entrata in vigore.

L’opzione della flat tax incrementale

Chi resta ancorato al regime di tassazione ordinario, nel 2023 potrà optare, in sede di dichiarazione dei redditi 2024, per la flat tax del 15% sostitutiva dell’Irpef e relative addizionali, sul maggiore utile conseguito rispetto al triennio precedente con soglia massima di  40mila euro. Va sottolineato che questa opportunità non è paragonabile al vantaggio fiscale dato dal regime forfettario.

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