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«Ricorsi ai Tar? Interessano solo ai legali». Vespa rovescia la giustizia amministrativa

Al convegno voluto sabato da avvocati e giudici, è arrivato l’attacco di Bruno Vespa, giornalista Rai. Per lui i ricorsi al Tar interessano solo ai legali.

E’ una canzone struggente. La voce è quella di chi scopre, senza risentimento ma con un velo di amarezza, che proprio non ci si comprende. Francesco Guccini ci sapeva fare: “Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già”.

Sette di sera, sabato 9 ottobre. Guardo in streaming il convegno sulla giustizia amministrativa che si tiene a Manduria. Convegno un po’ atipico, sia come organizzazione ( un’associazione di magistrati amministrativi, una di avvocati amministrativisti), sia come “location” ( una masseria). Ma è un convegno importante. A condurre, la figura – familiare a tutti – di Bruno Vespa. Non sono molte le occasioni di visibilità per la giustizia amministrativa, e va bene usarle.

Si comincia, e davvero sbaglia un po’ tutto, Bruno Vespa. Ma è da rifletterci: sbaglia perché esprime con franchezza pensieri diffusi. E dunque, è difficile spiegare, ma bisogna tornare a farlo.

I temi della caduta del numero dei ricorsi ai Tar e della sproporzione del contributo unificato in materia di appalti – una barriera alla giustizia amministrativa – vengono liquidati come una preoccupazione egoistica degli avvocati per il proprio lavoro. “Lo capisco avvocato, capisco che auspica una moltiplicazione dei ricorsi”. Nelle parole di Bruno Vespa c’è pure il senso che sia una posizione immorale: “Che in un Paese ad alto tasso di litigiosità come l’Italia, io capisco gli interessi di categoria, li rispetto, ma che venga auspicato un moltiplicarsi dei ricorsi, francamente…”.

Colpisce che queste parole trovino subito sponda nel sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: “È proprio sbagliato dire che si va dal giudice amministrativo solo se ne vale la pena?”. E comunque, dice il sottosegretario, “ci sono problemi un po’ più essenziali rispetto al contributo. Non mi sembra che questo sia un punto nodale, mi sembra che i punti nodali siano altri”. Sono sempre altri.

Proviamo dunque a spiegarci di nuovo. Che un appalto possa essere sindacato dal giudice amministrativo, non serve a dar da lavorare agli avvocati. Serve sia alla tutela delle situazioni individuali, sia alla legalità del sistema: se l’affidamento di un appalto è sindacabile da un giudice, quell’appalto offre più garanzie di uno insindacabile. Ogni volta che un ricorso non viene proposto perché è troppo alto il contributo unificato, non è un cliente in meno per l’avvocato. È un problema che riguarda la giustizia sostanziale, i valori costituzionali alla base della nostra società, la democrazia.

La diminuzione dei ricorsi non va ricercata con mezzi “drogati” ( come una tassa d’ingresso insostenibile), perché non è un dato positivo di per sé, ma solo se gli atti delle amministrazioni non sono più impugnati perché diventano sempre più legittimi. Ma davvero abbiamo l’impressione che tutto sia diventato più legittimo in questi ultimi anni?

Il concetto sembra chiaro. Eppure il sottosegretario aggiunge: “Il contenzioso non nasce dalla qualità dei provvedimenti ma nasce dalla necessità di affermare in qualche modo un diritto che si pretende possa essere affermato”. Come a dire: il contenzioso non c’entra con la legalità dell’azione amministrativa, è una variabile per conto suo, sulla quale si può quindi intervenire direttamente per evitare che faccia inutili danni.

Sullo sfondo, l’idea che i Tar blocchino le opere pubbliche per questioni di cavilli, e che insomma – per essere utili alla ripresa del Paese – non dovrebbero più farlo. Di qui il “sogno” esposto da Bruno Vespa: “Quello che io faccio un appalto, lo vinco, comincio l’opera, il secondo fa ricorso, con comodo, non si fa la sospensiva, che è una maledizione la sospensiva, e poi se il secondo vince verrà risarcito in maniera adeguata”. Un sogno che – come il sottosegretario Sisto subito ricorda – è almeno in parte già realizzato dalle normative più recenti.

Non un bel sogno. Non per chi si rivolge al giudice amministrativo e non ha più la possibilità di conseguire un appalto che gli sarebbe spettato, conservando solo un’incerta prospettiva risarcitoria. E non per le pubbliche amministrazioni: se il contratto d’appalto, una volta firmato, resiste alle illegittimità degli atti di gara, vuol dire che la stazione appaltante si trova vincolata con qualcuno che ha presentato un’offerta peggiore e dovrà anche risarcire i danni a chi meritava di essere contraente.

Infine, anche sulle peculiarità della magistratura amministrativa e sugli incarichi extragiudiziari e fuori ruolo, sarà il caso di spiegare meglio come stanno le cose. Per evitare il senso di sorpresa di Bruno Vespa ( ma certo non solo suo): “È un po’ forte che un consigliere di Stato da fuori ruolo non rappresenti la categoria. (…) Io divento ministro, chiamo un consigliere di Stato a farmi da capo di gabinetto e quello improvvisamente non rappresenta più la categoria? Dài…! Ma là ritorna, quando cade il governo là ritorna…”.

Credo sia vero: è un momento in cui ripartire, e in cui tutto sembra poter cambiare. A cinquant’anni dalla nascita dei Tar, che hanno creato la giustizia amministrativa come oggi la conosciamo, è il momento di pensare a una sua riforma vera. Così resta da rispondere alla domanda finale di Vespa: “Possiamo dire che gli stati generali sono aperti qui a Manduria?” Certamente, dopo qualche spiegazione.

La videoregistrazione delle due sessioni del convegno “Ingiustizia amministrativa?”, svoltosi a Manduria il 9.10.2021, è disponibile ai seguenti link: https:// www. youtube. com/ watch? v= A- RlDc3ISRw https:// www. youtube. com/ watch? v= STHJq1f2k7Y

(*CONSIGLIERE UNIONE NAZIONALE AVVOCATI AMMINISTRATIVISTI)

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