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Senza figli siamo perduti

l Presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenendo agli Stati Generali della Natalità, ha affermato: “Le coppie vorrebbero avere più figli di quelli che effettivamente hanno. In Italia questa differenza è molto ampia. Le coppie italiane vorrebbero in media due figli ma ne hanno sempre in media meno di 1,5”.

È una caratteristica dei paesi più industrializzati un tasso demografico negativo. Ma la denatalità non è semplicemente legata all’aumento del benessere.

Consiglio un recente ed interessante libro di Giulio Meotti, dal titolo emblematico: “La fine dell’Europa: nuove moschee e chiese abbandonate”. Si evidenzia intelligentemente come tale fenomeno sia connesso alla laicizzazione della società.

I paesi del mondo occidentale dove il tasso di natalità è migliore sono Israele e gli Stati Uniti d’America, soprattutto tra le comunità evangeliche.

I problemi di una società di anziani

Una società formata da anziani è una società dove il numero di persone che fanno parte di coloro i quali producono reddito va a scendere. A vantaggio di un numero sempre maggiore di persone che lo hanno precedentemente prodotto ma ora lo consumano.

È una società dove bisogna sempre trovare maggiori risorse per dare assistenza ad anziani in continuo aumento, a fronte di un decremento dei più giovani. Il Giappone è il caso simbolo, dove oltre il 25% della popolazione ha superato il sessantacinquesimo anno di età.

Paradossalmente i giapponesi delle nuove generazioni ereditano più abitazioni. A volte anche tre o quattro procapite essendo figli unici. La manodopera per i lavori più pesanti scarseggia ed anche i lavori che comportano maggior stress sono i più ricercati.

Le cause nel nostro paese sono sicuramente molteplici, e tra queste spicca la precarietà attuale del lavoro. Con un esercito di nuovi poveri che senza concrete prospettive di stabilità non riescono a coronare il sogno della genitorialità.

Sicuramente la nostra legislazione è ancora indietro rispetto a molti paesi europei sui diritti delle donne nel mondo del lavoro. Soprattutto sulla necessità di non svantaggiarle laddove scelgano di diventare madri.

La situazione nel nord Europa

Ma anche i paesi del nord Europa che hanno una legislazione all’avanguardia, hanno un tasso di natalità superiore a quello italiano, ma non sufficiente a garantire la tenuta del paese.

Perché di questo si parla: Il futuro della nazione.

Un’economia di anziani è un’economia che non regge. Un paese solo di anziani è un paese che non ha futuro.

Per anni si è continuato a pensare che la soluzione ideale fosse permettere l’arrivo di centinaia di migliaia di immigrati.

Ma davvero siamo arrivati a un punto di bassezza morale tale dal pensare che la salvezza per l’Occidente, per la nostra grande storia, per la nostra millenaria civiltà, la si trovi nel depredare della propria gioventù le nazioni in via di sviluppo? Pensiamo davvero che il futuro della nostra terra debba per forza di cose passare dal ventre di altre civiltà?

L’imbecillità del pensiero unico politicamente corretto, del buonismo e del multiculturalismo che ci vengono propinati dalla mattina alla sera come pilastri della nostra civiltà pensiamo, davvero che saranno in grado di fare da argine alle gravi problematiche che comporta l’inserimento in pianta stabile e permanente di comunità che continuano spesso a portare avanti i valori differenti da quelli della nostra?

Pensiamo davvero che i valori della democrazia liberale riusciranno a prevalere? Che sarà interesse di queste comunità tener vivo il nostro spirito nazionale?

Dobbiamo fare più figli italiani

Servono urgenti politiche di sostegno alla maternità, alla genitorialità, all’inserimento delle donne concretamente nel mondo del lavoro. L’immigrazione può essere un fattore utilizzato solo ed esclusivamente in forma minoritaria.

Abbiamo bisogno di milioni di nuovi italiani se vogliamo integrare centinaia di migliaia di non italiani. L’integrazione funziona solo ed esclusivamente in una società forte nei propri valori.

Una società come la nostra che, differentemente da quelle virtuose, ha perso la fede nella propria storia, nella propria morale, nella propria religione non è in grado di integrare nessuno. L’arrivo di centinaia di migliaia di non italiani in queste condizioni significherebbe accogliere persone che rimangono nella loro cultura, e con le loro tradizioni.

Sarebbe in alcune decine di anni una sostituzione etnica nulla di diverso da ciò.

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