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Turismo, estate boom. Gli arrivi di stranieri sui livelli pre-Covid. Pienone di americani, spariti i russi. 23 milioni gli italiani in vacanza

Maxi e diffusi rincari, voli a singhiozzo, ma la voglia di vacanza era davvero tanta dopo due anni di incertezze su spostamenti e viaggi. Così i primi numeri che fotografano l’andamento della stagione turistica estiva indicano tutti il bello stabile. Confcommercio ha diffuso oggi un rapporto da cui emerge una piena ripresa per il turismo straniero in Italia. Cresce in primo luogo il turismo americano che, grazie anche al dollaro forte, torna ai livelli del 2019 con 4,4 milioni di presenze nelle strutture ricettive tra luglio e settembre, si riduce quello asiatico, quasi azzerato il turismo russo. Tornano sui valori di tre estati fa anche i turisti spagnoli che raggiungeranno il milione di presenze in Italia. In risalita sono anche i viaggiatori che provengono dalla Gran Bretagna.

Quanto ai tedeschi se se ne attendono di più rispetto al 2019 nelle destinazioni più facilmente raggiungibili con mezzi propri e su strada, è invece atteso un arrivo limitato al Sud e Isole per via delle difficoltà che pesano sui collegamenti aerei. Un danno non da poco, se si considera che nel Mezzogiorno arrivano abitualmente quelli con il più alto potere di acquisto medio. Complessivamente, aggiunge Confcommercio, la spesa turistica degli stranieri in Italia per luglio-settembre sarà di 17 miliardi di euro, ritornando così ai valori pre-Covid, con una quota di spesa da parte degli americani di oltre 2,1 miliardi di euro, valore superiore del 20% a quello del 2019.

Due giorni fa la società Demoskopika ha stimato che tra luglio ed agosto sono stati o andranno in vacanza oltre 23 milioni di italiani . Ferie prioritariamente balneari e “familiari”: il mare è scelto dal 67% e oltre 6 italiani su 10 in vacanza scelgono la villeggiatura in coppia o con altri componenti del nucleo familiare. Significativa anche la scelta della vacanza verde (montagna, lago e campagna) con il 21,5% delle preferenze e delle città d’arte e dei borghi, scelta quest’ultima indicata da poco meno del 9%. “Oltre l’85% – ha spiegato il presidente di Demoskopika Raffaele Rio, ha optato per il sistema ricettivo alberghiero o extra-alberghiero con il “fai da te” fermo al 13,6%. Natura, rapporto tra qualità e prezzi, scoperta del patrimonio storico, artistico e culturale. E, ancora, enogastronomia e qualità dell’offerta turistica, si collocano in cima ai fattori ‘condizionanti la scelta della destinazione turistica degli italiani”. Demoskopika conferma dunque le stime diramate nei mesi scorsi. “Possiamo senza dubbio confermarle, ma, a questo punto, anche rivederle al rialzo: su tutto il 2022 prevedevamo un flusso turistico di quasi 343 milioni di presenze e poco più di 92 milioni di arrivi, con una crescita rispettivamente pari al 35% e al 43% rispetto all’anno precedente” dice ancora il presidente

Buone notizie giungono anche dal comparto del turismo enogastronomico, in crescita in tutto il mondo, tanto da prevedere un +17% ogni anno nei prossimi cinque anni. Il dato è reso noto oggi con l’annuncio della quinta edizione del Food&Wine Tourism Forum, appuntamento dedicato all’innovazione del turismo enogastronomico, promosso e organizzato da Ente Turismo Langhe Monferrato Roero. Dai dai ufficializzati l’enogastronomia rappresenta un’eccellenza italiana, una leadership che, secondo Ipsos, viene riconosciuta dal 49% degli intervistati. Seguono, a distanza, Francia (22%) e Giappone (16%). Una sensibile crescita delle presenze turistiche è stata segnalata tra giorni fa anche dalla questura di Milano. In luglio sono arrivati nel capoluogo lombardo quasi 700mila turisti, con un aumento del 7% rispetto al 2019, cioè prima del Covid. Gli arrivi dei turisti in città, fanno sapere dal Comune, stanno da mesi registrando un costante aumento. Ad aprile hanno eguagliato i livelli pre covid con 587.717 arrivi; a maggio sono saliti 626.742; a giugno a 628.759 fino ai 696.338 del mese scorso.

Piccola nota a margine, il settore non sembra aver risentito della presunta “carenza di personale dovuta al Reddito di cittadinanza” sbandierata ai quattro venti da molti operatori prima dell’estate. Forse perché, come mostrano i dati ufficiali di Istat ed Inps, le assunzioni di lavoratori stagionali sono in costante aumento nonostante stipendi e condizioni lavorative non sempre adeguati. Soprattutto in un’estate di boom.

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