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Ucraina e la russofobia a tutti i costi

Il timore che la guerra in Ucraina sfoci in forti episodi di russofobia sta diventando sempre più concreto. Ad inizio marzo il Giornale di Brescia denunciava che alcune persone, tra cui uno studente delle scuole superiori, erano state picchiate semplicemente perché di etnia russa.

Il sindaco di Milano e quello di Monaco di Baviera hanno rescisso ogni contratto con il famoso direttore d’orchestra Valerij Abisalovič Gergiev, colpevole di non aver condannato l’aggressione all’Ucraina. Mi domando a quanti artisti americani sarebbe stato vietato di lavorare se si fossero rifiutati di condannare la politica aggressiva del presidente Bush. Ma neanche questo è un caso isolato.

Al pilota automobilistico Nikita Mazepin si è imposta una una risoluzione unilaterale del contratto, per questioni legate alla sua nazionalità. Adesso addirittura mettiamo in discussione il Lago dei Cigni di Ciajkovskij. Ad un certo punto metteremo al rogo le opere di Tolstoj, di Puskin, le icone russe ortodosse insieme ai quadri di Braz, Issupoff e Losenko.

Poi non contenti cancelleremo dai libri di storia ogni riferimento al contributo sovietico alla sconfitta di Hitler, la storia dell’imperatrice Caterina e bruceremo le chiese russe presenti in Europa.

Ma stiamo facendo la guerra ad un popolo allora?

Qualcuno ha per caso pensato di mettere al bando i libri di Goethe, le opere liriche di Wagner e la poesia di Novalis quando Hitler ha invaso la Polonia? Quando l’Italia fece parte dell’asse di ferro per caso qualcuno ha proposto di mettere al rogo i libri di Dante, proibire le opere di Puccini? Cosa hanno a che vedere le persone con la politica dei governi?

Già è incredibile colpire un’individuo, confiscando proprietà e beni di cittadini privati che non hanno contribuito in modo alcuno alla guerra. Ma cosa pensiamo di voler fare?

Se si fossero portati avanti atti persecutori verso la cultura italiana e tedesca sarebbe stato chiaro al mondo intero che la guerra non era contro quei regimi, ma contro i loro popoli. In quel periodo si è giustamente tenuta la questione su piani differenti.

Proprio per questo molti italoamericani combatterono tra le fila dell’esercito americano senza alcun problema, esattamente come molti tedescoamericani.

Dobbiamo tenere un comportamento corretto e rispettoso dei valori di tolleranza, di democrazia e di rispetto dell’individuo, perché è questo che rende forte la democrazia liberale in Occidente. Non possiamo pensare di combattere quelli che consideriamo regimi, portando avanti le politiche che piacciono proprio ai regimi.

I roghi dei libri, le persecuzioni dei gruppi etnici e la messa al bando della cultura le fanno o le lasciano fare le dittature. Le democrazie queste cose non le permetto, anzi le condannano e le reprimono.

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