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Violenza sulle donne, il governo approva la stretta: dai braccialetti elettronici all’arresto immediato

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge «per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica». Tra le novità contenute nel provvedimento, ci sono nuove disposizioni sul braccialetto elettronico e un inasprimento delle pene per i reati di percosse, lesioni, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento nell’ambito di violenza domestica qualora il soggetto sia stato già ammonito, e la possibilità di fermo anche senza flagranza in caso di grave e imminente pericolo. Il testo è frutto del lavoro delle ministre Marta Cartabia, Elena Bonetti, Luciana Lamorgese, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Fabiana Dadone ed Erika Stefani.

Si tratta di «un pacchetto di misure per rendere ancora più efficaci le forme di contrasto, e soprattutto di prevenzione, per disinnescare precocemente l’escalation delle aggressioni tra le mura di casa e il fenomeno vergognoso dei femminicidi», spiega la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che in conferenza stampa a Palazzo Chigi ha ringraziato il premier Mario Draghi «perché ha creduto molto nella necessità di un intervento ulteriore in questa direzione». «C’è la possibilità di applicare il fermo di fronte a forti indizi di reati che possono costituire un pericolo per le donne», spiega la ministra. «Un altro blocco di misure – prosegue Cartabia – riguarda i provvedimenti cautelari coercitivi per evitare di permettere che la escalation di violenza arrivi al femminicidio. Come quelle che davanti alla violazione del divieto di avvicinamento sia previsto l’arresto obbligatorio, a cui deve seguire una misura cautelare coercitiva per evitare che una volta rimessa in libertà, la persona poi possa usare violenza».

«Incentivare l’uso del braccialetto elettronico», è uno degli obiettivi, sottolinea la ministra. «Si è previsto che sia disposto come misura che assiste gli arresti domiciliari o altre misure cautelari e se viene rifiutato la persona viene sottoposta a una misura cautelare più afflittiva. Se poi lo manomette addirittura è prevista una misura coercitiva in carcere», aggiunge la ministra. Cartabia, sottolinea inoltre che «in caso di condanna, la sospensione condizionale della pena è sempre subordinata a un corso di formazione, perché si deve lavorare a livello culturale per frenare atteggiamenti che poi possono sfociare nel femminicidio. In ultimo, e mi preme sottolinearlo – chiosa la ministra della Giustizia – è bene sapere che le donne si possono ora rivolgere anche al giudice civile per chiedere la protezione: questo è importante perché a volte, non se la sentono di andare davanti al giudice penale».

«In caso di atteggiamenti violenti si potrò procedere d’ufficio»,  annuncia la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, nella conferenza stampa seguita all’approvazione del disegno di legge contro la violenza sulle donne. «Solo quest’anno abbiamo avuto 109 donne morte, vittime di femminicidio – ricorda la ministra – e c’era l’esigenza di intervenire sul fronte della prevenzione a fronte di fatti così gravi per rendere più sicura la vita delle donne». «Abbiamo rafforzato alcune misure relative all’ammonimento delle questure –  prosegue – e soprattutto abbiamo inserito questa tipologia di reato tra la violenza domestica». «Abbiamo adottato un provvedimento importante in materia di provvisionale, cioè interverremo con un aiuto economico immediatamente, nella fase delle indagini», fa sapere la titolare del Viminale. «Abbiamo esteso a questa fattispecie quello che è già previsto in materia di estorsioni – ha spiegato la ministra – e potranno avere un terzo dell’indennizzo totale. Credo sia un grande aiuto per le donne oggetto di violenza, che a volte non denunciano perché si trovano in una condizione economica difficile».

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